Translate

domenica 22 marzo 2015

"Ma nove per nove farà mai ottantuno?"*... In Toscana l'ottava meraviglia!

Improvvisamente ti sembra di essere arrivato a Frittole, "nel 1400 quasi 1500", controlli se in tasca hai almeno un fiorino nel caso qualcuno urlasse "Cosa portate?"
Strade strette, case in pietra, ville seicentesche e un'antica torre di segnalazione; chi arriva a Sant'Andrea di Compito ha la sensazione di essere entrato in un'altra epoca. Allontanandosi da Lucca verso la campagna, non distante pure da Pisa, quello che è ormai conosciuto come il Borgo delle camelie è un agglomerato di poche abitazioni, un forno,  forse un paio di ristoranti. Il segnale del cellulare che a volte ti abbandona, il rintocco del campanile a scandire le ore, un silenzio irreale ed ecco che per molti questo potrebbe essere un vero paradiso terrestre. Per me lo è stato.
Nella mia vita ho avuto la fortuna di conoscere posti belli e posti brutti, i secondi ti danno l'esperienza necessaria per apprezzare ancora meglio i primi. Complice un casale meraviglioso trovato per caso, la buona compagnia, il piacere di respirare aria pura e di camminare senza la percezione del tempo che scorre, potrei definire quella a Sant'Andrea la vacanza perfetta. Dovete fidarvi perchè ho le stellette di Tripadvisor incorporate e solitamente non sbaglio un colpo!
Non avrò girato il mondo come Stefanos Haggioannou, il proprietario della Dimora delle Camelie, ma so come lui quali sono i luoghi che meritano almeno una sosta, e lui del resto qui ha deciso di mettere radici. Ha rimesso a nuovo un rudere per decidere, con grande generosità, di trasferirsi nella depandance a fianco e destinare il nucleo principale all'accoglienza degli ospiti che spesso si trasformano in amici.
La Dimora delle Camelie
Non lasciatevi confondere con altre strutture dal nome simile, anche se non ho avuto modo di vederle, posso affermare che la Dimora è unica, una residenza con ogni genere di comfort. Reduce da gli ultimi due anni trascorsi a dover accettare ogni genere di condivisione, scoprire di trovarmi in una struttura con altre dieci persone, nonostante di famiglia, e avere ognuno nella sua stanza un bagno personale per me è vero lusso.


A ognuno il suo bagno e il suo colore!
Lasciare le proprie camere, cucinare insieme e ritrovarsi tutti in una grande tavolata è un piacere senza eguali, mentre nella stanzetta a fianco il camino continua a bruciare legna. Noi ci siamo scatenati fino alle tre del mattino in giochi di società, gioco dei mimi e spaghettate aglio, olio e peperoncino per sedare la fame. Tutte quelle cose che in albergo non puoi fare e che puoi concederti solo se riesci a trovare una casa che ti faccia sentire a casa! Credo di esserci riuscita e posso così consigliarla a chi ha le mie stesse esigenze e lo stesso concetto di riposo e svago.
A marzo poi questa zona diventa ancora più bella e suggestiva. E' già iniziata, ma avete ancora una settimana di tempo per organizzarvi, la Mostra Antiche Camelie della Lucchesa. L'anno scorso ha tagliato il traguardo dei 25 anni e quest'anno si propone di attirare più turisti puntando sulla nuova tendenza all'ecoturismo: la riscoperta degli spazi verdi e incontaminati. Oltre agli appuntamenti consueti che porteranno i gitanti a esplorare ville e giardini del Borgo delle Camelie,  la mostra del fiore reciso e del Camelieto, sono previste in aggiunta, in collaborazione con il Giappone, cerimonie del e iniziative dedicate all'Ikebana ( arte nipponica della disposizione dei fiori recisi - ikebana letteralmente vuol dire "fiori viventi").

Per chi si chiedesse quali sono le camelie...
Per l'estate, invece, per chi vive di romanticismo ed è vicino al grande passo, con l'evento " Mi sposo in Villa" potrà scegliere una location da sogno senza spendere cifre assurde.
Non resta che mettersi in macchina e usare i miei consigli come La Bibbia, per i ringranziamenti in separata sede!



VOTAZIONE

DIMORA delle CAMELIE  1/5

(Adoro i bagni all'inglese!)

 INFORMAZIONI:

www.luccadimoracamelie.it ( Sul sito troverete foto, informazioni aggiuntive e contatti)


* Cit. Ora voglio vedere chi non ha riconosciuto una delle celebri ed esilaranti battute di Non ci resta che piangere.







lunedì 16 febbraio 2015

Facciamo un BAGNO D'AMORE


Il dialogo fra uomini e donne non è semplice. Spesso le donne dicono una cosa e gli uomini ne intendono un'altra (vale anche il contrario, ovviamente). "La differenza fra i sessi è racchiusa e si sente in bagno" scrive così Isa Grassano nella prefazione di BAGNO D'AMORE, divertente manuale per la coppia scritto da Paolo Mancini. Nel libro Wilma e Chucky (casualmente WC...), i simboli universali delle toilette, raccontano attraverso 365 vignette con battute fulminanti l'universo maschile e femminile. Perché in bagno? Questo è l'unico luogo in cui gli uomini e le donne sono destinati a stare separati (almeno nel wc pubblico). 


Fino al 28 febbraio con l'ashtag #bagnodamore potete inventare una battuta per Wilma e Chucky e spostarla sulla pagina Facebook. Che riceverà più Mi piace vincerà i cofanetti offerti da Emozione3. 



Abbiamo fatto alcune domande all'autore di BAGNO D'AMORE, Paolo Mancini:

Come mai hai scelto il bagno come luogo in cui Wilma e Chucky, protagonisti delle tue vignette, raccontano l'eterna differenza fra universo maschile e femminile?


Rispondo sfruttando un brano del libro. L'ho scelto perché «al bagno, si sa, le donne vanno da una parte e gli uomini dall’altra: è questa la regola pubblica che femmine e maschi rispettano in tutto il mondo nel momento dei loro bisogni. Ma tra i bisogni primari c’è pure l'amore. E anche in amore, come alla toilette pubblica, appunto, se lei va a sinistra, lui va a destra: del resto, il “metabolismo sentimentale” femminile e quello maschile sono molto diversi». Tra l'altro, l'eterna (e direi congenita) differenza tra l'universo femminile e quello maschile è confermata da un'altra verità sotto gli occhi di tutti e citata anche nel mio manuale umoristico "Bagno d'amore": «Se uomini e donne fossero stati davvero fatti per vivere insieme, non avremmo sempre e ovunque gabinetti separati».


Dopo la cucina, pensi che sia il bagno il nuovo luogo di incontro per una coppia?

Sì, ma solo se uno dei due vuole subito... "scaricare" l'altro! O se una metà della coppia, davanti ai primi problemi, intende "lavarsene" le mani. Oppure, ancora, se si sa già che la storia d'amore andrà... a rotoli! Scherzi a arte, direi che il bagno, nel caso del mio libro, è soprattutto un luogo simbolico dove la coppia è invitata a "scaricare" tutta la retorica e i tutti i luoghi comuni che appesantiscono la vita a due. Per continuare con i giochi di parole, aggiungo: così come in bagno si va per "liberarsi", allo stesso modo nella mia "toilette metaforica" uomini e donne sono invitati a eliminare tutte le tossine della relazione sentimentale. Per tornare a vivere l'amore con più leggerezza.
 

Cosa pensano gli uomini quando vedono le donne che vanno in gruppo alla toilette?

Per questa domanda, esiste una risposta sincera e una... bella. Io ne propongo una sola (e non vi dico di quale delle due si tratti): temo che questo sia un interrogativo squisitamente femminile. A mio avviso, mentre il manipolo di dame trasmigra verso il bagno chiedendosi che cosa mai ne penseranno i cavalieri, gli ometti di turno stanno già calcolando ansiosamente il conto della cena da pagare.






Per una vita di coppia sana e duratura sei per letti e bagni separati oppure bagno in comune con doppi lavandini?

Curioso, vi do una risposta che contempla entrambe le opzioni. Perché sostengo che la coppia funzioni meglio... dopo la totale separazione! E che, quindi, con doppi letti e doppi lavandini (ma in case diverse), l'amore vada alla grande!

Nei tuoi viaggi hai mai visto una toilette particolare che avresti voluto fotografare (oppure lo hai fatto...)?

Ero ancora uno studente e, in occasione di un lunghissimo tour in camper, ho visto una toilette "ai confini della realtà" in un camping nei dintorni di una città di un Paese ex URSS: diciamo che i miei personalissimi concetti di "pulizia", "ruggine" e "odore" hanno fatto in quell'occasione un importante salto di categoria. Vi basti sapere che prima di aprire un rubinetto per lavarmi le mani, mi sono dovuto... lavare le mani! Sì, non mi sono mai ripreso da questo paradossale psicodramma!



Per approfondimenti:


Giraldi Editore:

http://www.giraldieditore.it/index.php?option=com_abook&view=book&id=894:bagno-d-amore&catid=7:fuori-collana&Itemid=164 


Pagina Facebook del libro Bagno d'amore per partecipare al contest:

https://www.facebook.com/pages/Bagno-damore-Paolo-Mancini/772287742838774?fref=ts


giovedì 29 gennaio 2015

WC-WATCHING: La Passeggiata* a Milano...

All'inizio doveva essere a Roma, il 21 dicembre 2010; un invito inaspettato, un evento da non perdere: il vernissage di Marc Chagall. Febbre a 39 e l'aspettativa rimane delusa. Nonostante l'ampia durata della Mostra, una serie di vicissitudini mi allontanano dalla mia città e dalla speranza di vedere le opere di quello che giudico un artista senza pari. L'ho inseguito, con la sorte che si dimostrava avversa, fino a decidere di prendere un treno per Milano per poter finalmente, a pochi giorni dalla fine,  godere di una esposizione davvero completa e ben organizzata. La più grande retrospettiva, che copre gli anni dal 1908 al 1985 - anno della sua scomparsa - mai dedicata al suo genio. 
Più di 200 opere, alcune inedite, appartenenti a quei fortunati che possono farne sfoggio nel salotto della loro casa, o chissà qualche eccentrico che, come me, ama mettere dipinti in bagno!
Molte arrivano dal MoMa, il Metropolitan Museum di New York, la National Gallery di Washington, il Museo Nazionale Russo di S.Pietroburgo, il Centre Pompidou...
La sua ombra
Moishe Segal, vero nome del maestro, nasce a Vitebsk, cittadina della Bielorussia (all'epoca Impero Russo), al confine con la Lettonia, che Chagall dipinge spesso in chiave onirica e fantastica. Come "Sopra Vitebsk" , dove non ci sono spose volanti, galli, o esseri umani con volti animaleschi. La figura che sovrasta le abitazioni, le strade ricoperte da una coltre di neve, si presume sia un "ebreo errante", che probabilmente rappresenta il suo stesso peregrinare, suo e del suo popolo, tragicamente estirpato dalle sue terre. 






La sua "sposa volante", Bella Rosenfeld, è, invece, parte, anche quando non è ritratta, delle creazioni dell'amato marito. "Per anni il suo amore ha influenzato la mia pittura" - queste le parole di Chagall - " Mi trascini nei fiotti di colore... Ti innalzi, ti stiri, voli fino al soffitto. La tua testa si rovescia all'indietro e fai girare la mia" - così replicava Bella.
Omaggio nella mia camera da letto
Colore e sentimento, un binomio praticamente impossibile da trovare, Lei, la sua musa, la donna che ciascuna di noi vorrebbe essere per il suo uomo... Un faro che quando si è precocemente spento, ha gettato nello sconforto lo Chagall uomo rischiando di compromettere l'artista. Per fortuna, per nostra fortuna, la produzione è continuata, instancabile, sempre pronta a sperimentare, con una invidiabile curiosità, simile a quella di un bambino.  Così oltre la pittura, Chagall, nel 1958, idea le scene e i costumi per il balletto Dafni e Cloe per l'Operà Garnier di Parigi, dove, nel 1964, realizza la cupola, oggetto dello sdegno dei critici d'arte del tempo, per l'eterna diatriba tra classico e moderno
Nell'esposizione milanese questo, e molto altro, si può ammirare. C'è poco tempo, il 1 febbraio è l'ultimo giorno, con un bilancio più che positivo, e per non deludere i tanti visitori, quelli che ancora dovranno arrivare e quanti magari vogliano fare il bis, la chiusura è prolungata fino alle 24.
Anonimus
La Milano da bere poi offre numerose attrattive culinarie, dal classico aperitivo con negroni, a pranzi e cene multietniche. Io mi sono concessa un brunch da California Bakery, da brava tv addict, nonostante la scarsa simpatia per la "mastro -pasticcera" che guida l'omonima trasmissione su La5; l'unica cosa da cui sono rimasta delusa, ovviamente è stata la toilette, per nulla all'altezza del locale!

Una "dritta" per chi decide di andare e ha in mano un biglietto di Trenitalia - Frecce: si può saltare la fila perché vale come prenotazione, ogni biglietto permette l'entrata a due persone e una ha l'omaggio! Meglio di così!




VOTAZIONE:


Toilette Palazzo Reale Milano: N.P. Meglio non esprimere un parere! Penso solo ai fasti di una volta e di come i posti si trasformino. Credo che neanche il bagno della servitù fosse così cesso!


CALIFORNIA BAKERY 1/5




Il punto forte del locale è la cucina, però. considerando il livello della clientela, sarebbe meglio una rimodernata!




INFORMAZIONI:

www.mostrachagall.it #chagallmi

www.californiabakery.it 

Il docureality è in onda su La5. Per rivedere le puntate e provare qualche ricetta vai su: http://www.mediaset.it/la5/programmi/1159/il-mondo-di-california-bakery.shtml

* La Passeggiata o la Promenade è forse l'opera più famosa di Marc Chagall; al centro della scena il pittore tiene per mano l'amata Bella che fluttua in aria. Alle spalle Vitebsk. Quello che traspare è la felicità dei protagonisti e l'immenso amore che li lega. Un tripudio di colori che omaggia questo loro sentimento, gli innamorati che si innalzano in volo per testimoniare quanto l'amore possa essere potente!
Volare oh oh...

martedì 20 gennaio 2015

Gli abiti che ho sempre sognato indossare

"Il cinema aiuta a sognare. La televisione a dormire", scriveva El Perich, scrittore e umorista spagnolo. In effetti entrando nella sala buia di un cinema si può vivere in ogni film una vita, un' epoca nuova, provare dolori o gioie sempre diversi. Chi di voi, soprattutto donne, non ha sognato di immergersi nelle stoffe, ricami, plissettature fatte a mano? Potrebbe essere più emozionante vivere u'altra vita, ma anche aiutare a farci apprezzare ciò che abbiamo sotto gli occhi ogni giorno. Io ho sempre desiderato provare i vestiti di Maria Antonietta realizzati da Milena Caconero. E pensare che da bambina mi sono avvicinata alla figura della regina e ho conosciuto il periodo storico della rivoluzione francese grazie a un cartone animato, Lady Oscar...
A rendere il sogno possibile ci pensano le tante figure che lavorano per un film, dallo sceneggiatore, lo scenografo, il regista, l'attore e, non da ultimo, il costumista. Ha infatti debuttato il 15 gennaio a Palazzo Braschi a Roma la mostra "I vestiti dei sogni" che proseguirà fino al 22 marzo. I protagonisti sono solo loro, gli abiti che hanno reso prezioso il film in cui sono stati indossati. Questo viaggio è possibile grazie ai tanti costumisti che hanno reso grande il nome dell'Italia in tutto il mondo come Piero Tosi, Danilo Donati, Gabriella Pescucci e Milena Canonero. I costumi vivono grazie agli attori, ma riescono ad avere vita eterna in questa mostra che ha curato nei minimi dettagli la Cineteca di Bologna. La fotografia che immortala le opere d'arte che si possono ammirare al suo interno è di Luca Bigazzi (La grande bellezza di Paolo Sorrentino e Lamerica di Gianni Amelio) e di Mario Nannini (tra le sue realizzazioni le mostre Van Gogh l'uomo e la terra e Serpentine Gallery Pavillion a Londra).
La mostra ripercorre 100 anni di storia del cinema partendo dal cinema muto fino ai giorni nostri. Si apre con lo scialle di Assunta Spina che Francesca Bertini donò alla Sartoria Tirelli e chiude con i costumi de Il racconto dei racconti di Matteo Garrone che uscirà nei prossimi mesi. 
In realtà, appena entrati, si rimane colpiti da questi due abiti che hanno aiutato a delineare le personalità di Jep Gambardella (Toni Servillo) e Ramona (Sabrina Ferilli) nel film La grande bellezza di Paolo Sorrentino, vincitore dell'Oscar nel 2014. Il mantello che Ramona indossa durante le scene girate di notte è stato realizzato dalla sera alla mattina seguente.  

Ramona e Jep Gambardella ne La grande bellezza

Non dimentichiamo l'abito di Sandra Milo disegnato da Piero Gherardi nel film Giulietta degli spiriti

Sandra Milo in "Giuletta degli spiriti"

Gli abiti hanno anche aiutato il lavoro di un attore. Per esempio Burt Lancaster capì chi fosse davvero il Principe di Salina ne Il Gattopardo solo quando indossò l'abito di gala cucitogli addosso da Piero Tosi mentre Claudia Cardinale-Angelica, il cui giro vita era di 68 cm, dovette resistere in un vestito che ne aveva 53 cm. Uscì dalle riprese piagata.
Non mancano i vestiti di Silvana Mangano nell' Edipo Re  di Pasolini creati da Danilo Donati, quelli di Anna Magnani in Bellissima, il cappotto e il basco rossi indossato da Ninola "La Gradisca" in Amacord di Federico Fellini oppure quelli di Habemus Papam di Nanni Moretti.

E' interessante anche capire il percorso che ha portato i costumisti a disegnare i vestiti per i personaggi che interpretano. Per esempio in Guerra e pace per tradurre l'evoluzione psicologica di Nathasha, interpretata da Audrey Hepburn, Maria De Matteis si ispirò alle variazioni di colore di una foglia: dal verde primaverile, allo smeraldo estivo. Per rendere il suo personaggio più infantile fece ricamare su alcuni suoi abiti dei cavallini di velluto.



In primo piano l'abito di Audrey Hepburn in "Guerra e pace" indossato durante la scena del ballo




Gli abiti di Gabriella Pescucci hanno impreziosito film come L'età dell'innocenza, per cui ha vinto un Oscar nel 1994, Il Barone di Munchausen e Il nome della rosa.

L'abito di Michelle Pfeiffer ne "L'età dell'innocenza"
La scena del film in cui la Pfeiffer indossa l'abito blu


Milena Canonero costumista ne L'arancia meccanica, Barry Lindon e Shining, ha vinto un Oscar con il film Marie Antoinette a cui è dedicata un'intera sala. Speriamo che ci faccia sognare nuovamente il 22 febbraio agli Oscar 2015 dove è candidata per i costumi di Grand Budapest Hotel. 

Unico neo: i vestiti non si possono toccare. La tentazione è forte per appagare un altro dei sensi che vengono sollecitati dalla mostra, ma impossibile da realizzare. Verrebbero distrutte le opere d'arte esposte.

La mostra è aperta dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19. L'ingresso costa 11 euro, ridotto 8 euro. 
Veniamo a noi e alla missione del "controllo qualità toilette"! E' stato impossibile visitare quelle del Museo perché alle 19 sono state chiuse. Sono quindi andata a "controllare" quelle del Vivi Bistrot, che si trova nell'androne di palazzo Braschi, a un passo dalla fontana del Bernini. Unico inconveniente è che, pur chiudendo alle 20, dalle 19 non fanno più sedere ai tavoli e spengono le luci nell'androne per scoraggiare i clienti. Consiglierei al locale di anticipare direttamente di un'ora l'orario di chiusura. Il bagno almeno era pulito. 

 
La toilette del Vivi Bistrot
 


Per informazioni:

Palazzo Braschi: http://www.museodiroma.it/


Votazione: 2/5






lunedì 15 dicembre 2014

WWW: WC - WATCHING - WORLD. Ricordi di viaggi lontani. DUBAI e le sue toilette lussuose...

Lusso. Sfrenato. Irreale. Queste le prime considerazioni quando arrivi a Dubai. Sembra di entrare in un mondo fantastico, il set di un film futuristico e visionario; ti senti completamente spaesato. Ingegnosi. Trasformare un deserto, un posto dove in origine c'era un villaggio di pescatori dediti alla loro attività nelle acque del Golfo Persico, in una scintillante e iconica mecca per tutti quelli che amano fare un tuffo nella finzione. Si, perché qui tutto è artificiale, dagli arcipelaghi che riproducono (per chi può osservarli dall'alto) un albero di palma o le sagome dei continenti, ai giardini  e  parchi divertimento a tema dove si può addirittura sciare quando fuori le temperature sfiorano i 40°. Vi sembra impossibile?  Posso assicurarvi che esiste e si trova all'interno del Mall of Emirates, uno dei centri commerciali, non il più grande, presente nell'emirato. 
CALDO fuori, FREDDO dentro!
Tre piste da sci, una da slittino, uno snowpark per bambini, una baita dove gustare cioccolata calda davanti un bel camino acceso, ovviamente finto! Del resto quando non si può godere di montagne innevate perché arrendersi e non riprodurle? Questa sembra essere la filosofia di base che ha portato alla costruzione, che non si ferma, dei numerosi edifici e delle relative attrazioni. 
Dubai MALL
Las Vegas in confronto roba da principianti. E se proprio a Las Vegas si rimane colpiti dallo spettacolo delle fontane dell'Hotel Bellagio, la stessa società che le ha progettate, qui a Dubai, ha dovuto esagerare: uno show di 6.600 luci, 50 proiettori colorati e getti d'acqua fino a 150 metri sotto il Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo con i suoi 828 metri e 163 piani, e a ridosso del Dubai Mall, il centro commerciale più grande del mondo per l'area totale occupata.  
All'interno di quest'ultimo nessuno manca all'appello, i luxury brand italiani ci sono tutti: Valentino, Ferragamo, Gucci, Dolce e Gabbana, Bottega Veneta, Fendi, Versace... In buona compagnia del top del settore francese: Chanel, Dior, Givenchy, Yves Saint Laurent, Louis Vuitton e Christian Louboutin dove davanti alla vetrina tutta tempestata di pietre preziose mi sono soffermata con la speranza di vedere qualche zero di troppo sui prezzi esposti!

Bagno tipico di un qualsiasi centro commerciale
Tre sono le condizioni principali per far riuscire un viaggio a Dubai: 1) non andare in luglio e agosto quando il caldo rischia di scioglierti; 2) controllare che il periodo scelto non coincida con quello del Ramadan, durante il quale per rispetto dei fedeli islamici non ci si deve far vedere mangiare e bere in pubblico dalle prime luci dell'alba fino al tramonto. In alcuni hotel i turisti possono far colazione e pranzare, ma, credetemi, non è piacevole farlo quando ti senti osservata come se ti avessero preso in flagrante a rubare; 3) è necessario, come si dice in gergo, avere il portafogli gonfio o accompagnarti a qualcuno che lo abbia. Di queste io non ne ho osservata neanche una! Costretta a scegliere come periodo la seconda metà di luglio mi sono trovata a dover lottare con caldo e fame, e accompagnandomi a un'amica che solo lì ha scoperto che il suo bancomat non era valido all'estero, dovendo provvedere per due tutti i miei propositi su uno shopping selvaggio sono miseramente morti!  
Meglio così, sinceramente non potevo permettermi molto.
Io può!
Unico lusso che mi sono concessa è stato alloggiare in un hotel a 5 stelle con SPA, e tra manicure e massaggi agli oli essenziali sono rinata! 
Mi sono sentita una regina quando entrata nel bagno della camera ho visto sulla vasca da bagno fare bella mostra non la solita paperella di gomma, ma la riproduzione di uno yacht. Immersa nell'acqua e tra tanta schiuma abbiamo preso il largo insieme...
Confesso di essere stata contenta di essermi levata lo sfizio di questo viaggio, se non si fossero presentate le circostanze giuste per farlo non ci sarei mai venuta, lo affermo per una certezza, dapprima un pregiudizio poi confermato: luoghi del genere alla fine ti lasciano poco dentro. Se non fosse stato per la visita al souk, unico aspetto del passato che sopravvive, dove sei avvolto dagli odori delle spezie e dai colori dei tessuti, tutto il resto è talmente vacuo che seppur ti colpisce all'inizio, al momento della partenza non ti lascia nessun rimpianto. Al ritorno, anzi, apprezzi ancora di più le bellezze naturali che hai la fortuna di poter godere in un Paese come il nostro che neanche l'ingegno sarebbe in grado di riprodurre.


VOTAZIONE:

Dubai MALL: 1/5





HOTEL THE ADDRESS DUBAI MARINA: 1/5

 (il set cortesia non era all'altezza!)