"Il cinema aiuta a sognare. La televisione a dormire", scriveva El Perich, scrittore e umorista spagnolo. In effetti entrando nella sala buia di un cinema si può vivere in ogni film una vita, un' epoca nuova, provare dolori o gioie sempre diversi. Chi di voi, soprattutto donne, non ha sognato di immergersi nelle stoffe, ricami, plissettature fatte a mano? Potrebbe essere più emozionante vivere u'altra vita, ma anche aiutare a farci apprezzare ciò che abbiamo sotto gli occhi ogni giorno. Io ho sempre desiderato provare i vestiti di Maria Antonietta realizzati da Milena Caconero. E pensare che da bambina mi sono avvicinata alla figura della regina e ho conosciuto il periodo storico della rivoluzione francese grazie a un cartone animato, Lady Oscar...
A rendere il sogno possibile ci pensano le tante figure che lavorano per un film, dallo sceneggiatore, lo scenografo, il regista, l'attore e, non da ultimo, il costumista. Ha infatti debuttato il 15 gennaio a Palazzo Braschi a Roma la mostra "I vestiti dei sogni" che proseguirà fino al 22 marzo. I protagonisti sono solo loro, gli abiti che hanno reso prezioso il film in cui sono stati indossati. Questo viaggio è possibile grazie ai tanti costumisti che hanno reso grande il nome dell'Italia in tutto il mondo come Piero Tosi, Danilo Donati, Gabriella Pescucci e Milena Canonero. I costumi vivono grazie agli attori, ma riescono ad avere vita eterna in questa mostra che ha curato nei minimi dettagli la Cineteca di Bologna. La fotografia che immortala le opere d'arte che si possono ammirare al suo interno è di Luca Bigazzi (La grande bellezza di Paolo Sorrentino e Lamerica di Gianni Amelio) e di Mario Nannini (tra le sue realizzazioni le mostre Van Gogh l'uomo e la terra e Serpentine Gallery Pavillion a Londra).
A rendere il sogno possibile ci pensano le tante figure che lavorano per un film, dallo sceneggiatore, lo scenografo, il regista, l'attore e, non da ultimo, il costumista. Ha infatti debuttato il 15 gennaio a Palazzo Braschi a Roma la mostra "I vestiti dei sogni" che proseguirà fino al 22 marzo. I protagonisti sono solo loro, gli abiti che hanno reso prezioso il film in cui sono stati indossati. Questo viaggio è possibile grazie ai tanti costumisti che hanno reso grande il nome dell'Italia in tutto il mondo come Piero Tosi, Danilo Donati, Gabriella Pescucci e Milena Canonero. I costumi vivono grazie agli attori, ma riescono ad avere vita eterna in questa mostra che ha curato nei minimi dettagli la Cineteca di Bologna. La fotografia che immortala le opere d'arte che si possono ammirare al suo interno è di Luca Bigazzi (La grande bellezza di Paolo Sorrentino e Lamerica di Gianni Amelio) e di Mario Nannini (tra le sue realizzazioni le mostre Van Gogh l'uomo e la terra e Serpentine Gallery Pavillion a Londra).
La mostra ripercorre 100 anni di storia del cinema partendo dal cinema muto fino ai giorni nostri. Si apre con lo scialle di Assunta Spina che Francesca Bertini donò alla Sartoria Tirelli e chiude con i costumi de Il racconto dei racconti di Matteo Garrone che uscirà nei prossimi mesi.
In realtà, appena entrati, si rimane colpiti da questi due abiti che hanno aiutato a delineare le personalità di Jep Gambardella (Toni Servillo) e Ramona (Sabrina Ferilli) nel film La grande bellezza di Paolo Sorrentino, vincitore dell'Oscar nel 2014. Il mantello che Ramona indossa durante le scene girate di notte è stato realizzato dalla sera alla mattina seguente.
Ramona e Jep Gambardella ne La grande bellezza
Non dimentichiamo l'abito di Sandra Milo disegnato da Piero Gherardi nel film Giulietta degli spiriti.
Sandra Milo in "Giuletta degli spiriti"
Gli abiti hanno anche aiutato il lavoro di un attore. Per esempio Burt Lancaster capì chi fosse davvero il Principe di Salina ne Il Gattopardo solo quando indossò l'abito di gala cucitogli addosso da Piero Tosi mentre Claudia Cardinale-Angelica, il cui giro vita era di 68 cm, dovette resistere in un vestito che ne aveva 53 cm. Uscì dalle riprese piagata.
Non mancano i vestiti di Silvana Mangano nell' Edipo Re di Pasolini creati da Danilo Donati, quelli di Anna Magnani in Bellissima, il cappotto e il basco rossi indossato da Ninola "La Gradisca" in Amacord di Federico Fellini oppure quelli di Habemus Papam di Nanni Moretti.
E' interessante anche capire il percorso che ha portato i costumisti a disegnare i vestiti per i personaggi che interpretano. Per esempio in Guerra e pace per tradurre l'evoluzione psicologica di Nathasha, interpretata da Audrey Hepburn, Maria De Matteis si ispirò alle variazioni di colore di una foglia: dal verde primaverile, allo smeraldo estivo. Per rendere il suo personaggio più infantile fece ricamare su alcuni suoi abiti dei cavallini di velluto.
In primo piano l'abito di Audrey Hepburn in "Guerra e pace" indossato durante la scena del ballo
Gli abiti di Gabriella Pescucci hanno impreziosito film come L'età dell'innocenza, per cui ha vinto un Oscar nel 1994, Il Barone di Munchausen e Il nome della rosa.
L'abito di Michelle Pfeiffer ne "L'età dell'innocenza"
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| La scena del film in cui la Pfeiffer indossa l'abito blu |
Milena Canonero costumista ne L'arancia meccanica, Barry Lindon e Shining, ha vinto un Oscar con il film Marie Antoinette a cui è dedicata un'intera sala. Speriamo che ci faccia sognare nuovamente il 22 febbraio agli Oscar 2015 dove è candidata per i costumi di Grand Budapest Hotel.
Unico neo: i vestiti non si possono toccare. La tentazione è forte per appagare un altro dei sensi che vengono sollecitati dalla mostra, ma impossibile da realizzare. Verrebbero distrutte le opere d'arte esposte.
La mostra è aperta dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19. L'ingresso costa 11 euro, ridotto 8 euro.
Veniamo a noi e alla missione del "controllo qualità toilette"! E' stato impossibile visitare quelle del Museo perché alle 19 sono state chiuse. Sono quindi andata a "controllare" quelle del Vivi Bistrot, che si trova nell'androne di palazzo Braschi, a un passo dalla fontana del Bernini. Unico inconveniente è che, pur chiudendo alle 20, dalle 19 non fanno più sedere ai tavoli e spengono le luci nell'androne per scoraggiare i clienti. Consiglierei al locale di anticipare direttamente di un'ora l'orario di chiusura. Il bagno almeno era pulito.
La toilette del Vivi Bistrot
Per informazioni:
Palazzo Braschi: http://www.museodiroma.it/
Sartoria Tirelli: http://www.tirelli-costumi.com/
Votazione: 2/5









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