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venerdì 11 aprile 2014

WC-WATCHING Al Teatro Brancaccio in via Merulana è di scena una storia romana

Sono finalmente riuscita a vedere Cinecittà, il nuovo spettacolo di Christian De Sica. Viene raccontata la sua vita partendo dai ricordi di famiglia legati al famoso stabilimento 5 di Cinecittà dove suo padre Vittorio ha girato, diretto da Rossellini, Il generale Della Rovere. Devo essere sincera. Io venero tutto ciò che è legato a Vittorio de Sica e mi perdonerete se divagherò dallo spettacolo di Christian per parlarvi di lui, Vittorio. Ho visitato la mostra che gli è stata dedicata all'Ara Pacis due volte. Ho letto i libri che hanno scritto i due figli Manuèl, che ho avuto il piacere di intervistare, e Christian. Considero Vittorio De Sica un uomo sensibile, basta vedere i film che ha creato, moderno e molto generoso. Aveva due famiglie da due donne diverse e per non far mancare niente a nessuna di loro ha di frequente festeggiato compleanno, Natale e Capodanno due volte. Una per ogni famiglia che aveva. Spesso cenava anche due volte. Metteva a letto Emi De Sica, la più grande avuta da Giuditta Rissone, e andava da Manuèl e Christian e dalla loro madre Maria Mercader. Alla domanda se i figli abbiano mai sofferto per la famiglia allargata e per le bugie che spesso il papà gli ha detto prima di confessargli la sua storia, hanno sempre risposto "No, perché nostro padre non ci ha mai fatto mancare niente".
Nello spettacolo Cinecittà Christian racconta un episodio della carriera di De Sica padre che già conoscevo, ma che mi commuove sempre un po'. Durante la seconda guerra mondiale De Sica viene invitato a mettere in piedi la cinematografia della Repubblica di Salò. Non vuole accettare. Ha paura che se accetta sarebbe perseguitato dai partigiani, ma se non lo fa lo verrebbe perseguitato dai fascisti.
Le porte del cielo
Non può però rifiutarsi, perciò chiede alla sua compagna Maria Mercader di intercedere per lui per chiamarlo a dirigere il film Le porte del cielo che viene realizzato nel territorio neutrale di Città del Vaticano, cioè nella Basilica di San Paolo. La Mercader la spunta e De Sica riesce anche a far lavorare alla sceneggiatura il suo fidato amico e sceneggiatore Cesare Zavattini, che non è proprio il simbolo del cattolicesimo! 
Durante una delle tante nottate passate a scrivere, i due si trovano al Ghetto e assistono a una deportazione di ebrei romani. Da quel momento De Sica comincia a scritturare per il suo film ebrei e partigiani. Dentro alla Basilica di San Paolo finiscono circa 400 persone, molto più di quelle che sarebbero servite per la realizzazione del film e che per quasi un anno vivono là mangiando, bevendo e facendo l'amore. In chiesa!
Il miracolo, che non è raccontato nel film, è quello che avviene fuori dalla pellicola grazie a De Sica che porta a termine il lavoro durante l'occupazione di Roma da parte dei tedeschi e riesce anche a mettere in salvo alcuni ebrei scritturandoli per la sua pellicola. Altro che miracolo a Milano! Quello vero è stato a Roma.
Lo spettacolo Cinecittà non fa solo commuovere come in questo episodio, ma alterna ricordi, canzoni e balli. Christian canta alcune canzoni compresa My way di Frank Sinatra che sua moglie considera "noiosa" (!). Insomma, si ride anche! E' in scena al Teatro Brancaccio di Roma fino a domenica 13 aprile con la regia di Giampiero Solari.


Toilette del Teatro Brancaccio

Per quanto riguarda l'argomento (ben più terreno!) delle toilette quelle del teatro Brancaccio passano a pieni voti: sono spaziose, per cui non c'è da fare una lunga fila, e in ottimo stato. Per rimanere in tema con il luogo le definirei "spettacolari". Non assegno il massimo dei voti perché, come dice Annalisa, "quello lo diamo solo a chi ha i rubinetti d'oro!"

Voto 4/5




BAGNO SENZA BARRIERE




Per altre info sullo spettacolo Cinecittà:
http://www.teatrobrancaccio.it/programmazione/stagione-teatrale-2013-2014/156-christian-de-sica-cinecitta.html
Sul film Le porte del cielo
http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=18823



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