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lunedì 7 aprile 2014

WC-WATCHING: Frida, le Scuderie del Quirinale e una toilette da rassettare!

Self portrait with monkey
Le toilette delle donne sono più sporche di quelle degli uomini. Almeno alle Scuderie del Quirinale di Roma dove, fino al 31 agosto, è in mostra buona parte della collezione di Frida Kahlo, famosa pittrice messicana nata nel 1907 e morta a soli 47 anni. 40 capolavori proveniente da musei e collezionisti di tutto il mondo, compresa Madonna. La cantante possiede infatti molte opere della pittrice che conserva in un luogo a noi di questo blog molto caro: il bagno. Uno di questi è il celebre Self portrait with monkey.
La vita della pittrice, segnata da problemi di salute e dall'incidente subito da giovane su un autobus, sono l'ispirazione di buona parte dei suoi quadri. Non da ultimo lo è stato anche l'amore per il pittore Diego Rivera con il quale ebbe una lunga e travagliata relazione. Una storia, quella fra lei e Rivera, che piace molto alle donne che amano struggersi per amore. Frida disse a proposito di Rivera: "Ho subito due gravi incidenti nella mia vita: il primo è stato quando un tram mi ha travolto il secondo è stato Diego". (Credo che ci sia un Diego nella vita di ogni donna) .
Toilette delle donne

Veniamo alle informazioni tecniche. I bagni, come vedete in foto, non erano in ottime condizioni, soprattutto quello delle donne. Confesso che sono dovuta andare in quello degli uomini... L'affluenza di sabato era molta, ma le toilette di un posto così prestigioso non dovrebbero essere ridotte in questo stato.
Toilette degli uomini
Per quanto riguarda l'ingresso il consiglio è comprare i biglietti on line per evitare lunghe code (sabato è stata di quasi un'ora). Attenzione: il biglietto on line non si può acquistare il giorno stesso. 
In questa pagina potete comprare il biglietto e scaricare l'applicazione gratuita per lo smartphone che, tramite il wifi delle Scuderie, vi permette di sentire l'audioguida:
http://www.coopculture.it/heritage.cfm?id=66


Valutazione: 2/5

venerdì 4 aprile 2014

Abbiamo bisogno di voi e delle vostre #selfietoilette

#selfietoilette
Annalisa ha spiegato cosa vogliamo fare in questo blog, cioè raccontare tutto ciò che vediamo partendo dall'unico luogo che rende tutti uguali: la toilette. Vi sarà capitato di andare in un bellissimo ristorante, un locale o un museo e di rimanere deluse dal bagno o viceversa? A noi molto spesso. Abbiamo perciò deciso di raccontarvi i bagni d'Italia. Ed è per questo che abbiamo scelto il titolo "Potrebbe essere peggio", ripreso dal nostro film preferito Frankenstein Junior. 
Comincio parlando del mio e invito anche voi lettori a farlo. Descriveteci il vostro bagno, il luogo dove spesso vi ritirate da soli e anche le letture che fate. Scattate una foto, una #selfietoilette, e inviatela a 80indue@gmail.com
E che si tiri lo sciacquone! (Da qualcosa si deve pur cominciare!)

Non appena ho scelto la casa dove abito, che per il momento è ancora della banca ma sarà mia fra 20 anni dopo aver estinto il mutuo (sempre che nel frattempo non diventi io la cara estinta), ho subito capito una cosa: non avrei mai rinunciato a un bagno grande. Sarei invece stata capace di avere una cucina piccola. Tanto mangio solo surgelati. Non sono infatti una che passa le serate impiattando ricette prelibate. Chi mi vuole bene lo sa: aggiungo volentieri un posto a tavola. Il piatto, però, lo compriamo già fatto perchè ho un grande difetto, sono distratta e in cucina non è ben tollerato questo aspetto del mio carattere. Ho dato fuoco alla cucina, a varie padelle, lasciato diventare piante delle piccole patate dimenticate nel cestino. Insomma, come anticipato da Annalisa, il bagno è il mio regno.

Detto ciò, ho volentieri sacrificato una parte della cucina per allargare il bagno presente nella vecchia versione della casa. Ho voluto mettere la vasca sotto alla finestra che fa molto romantico, peccato che non la usi quasi mai e faccia sempre la doccia. Uso invece moltissimo l'enorme specchio che ho voluto illuminare come il camerino di un palcoscenico (il teaaaaatro). 
Il mio "camerino"

Non può mancare la radio, piccola e a batteria. Accanto alla doccia meglio non avere prese elettriche.
La scelta dei sanitari e delle mattonelle è stata un colpo di fulmine. Io seguo molto il mio istinto e prendo spesso decisioni di pancia (che detto a proposito del bagno fa sorridere!). Sono entrata nel negozio di ceramiche e nel giro di 20 minuti ho fatto la mia scelta. Il bagno era pronto, almeno sulla carta!
Per quanto riguarda le letture da bagno ho due libri che al momento tengo fissi: un manuale sui gatti "1001 cose da sapere e da fare con i gatti" di Roberto Allegri e "Io confesso-Conversazioni sul cinema allo stato puro" di Alfred Hitchcock.
Un "brivido" in bagno


Andrei all'inaugurazione di qualsiasi cosa, anche di una toilette*

Si avete visto bene è la foto di un bagno, del mio bagno veronese per la precisione. Credo sia arrivato il momento di smetterla di continuare a mettere in luce i nostri innumerevoli pregi e dimostrarvi che il nostro è un blog differente, non ordinario, insomma non uno di quelli in cui si parla del più o del meno, si dispensano consigli di moda, ricette di cucina o si spara a zero sugli uomini.
Questo blog è nato con un' idea che, seppur vi sembrerà inizialmente distorta, ha una sua logica ben precisa. Quello che vogliamo è mostrarvi le cose diciamo da un altro punto di vista. Quindi sedetevi comodi, magari proprio lì, dove pensiamo che si possa prendere spunto per osservare il mondo da una prospettiva diversa.
Bagno veronese
Mi sono chiesta cosa accomunasse me e Betty, quale fosse una costante comune nella nostra amicizia, escluso quanto ovviamente debba esserci alla base di una amicizia per definirla tale. Ebbene dopo aver spremuto le meningi, la risposta è arrivata come una illuminazione: il tempo immane che passiamo in bagno!
Si perché per noi il bagno non è una stanza qualunque, non un luogo di passaggio da denigrare al solo ruolo per il quale è conosciuto ai più. Noi in bagno facciamo qualsiasi cosa: parliamo al telefono, leggiamo, stiamo per intere mezz'ore perse nell'abisso dei nostri pensieri, navighiamo su internet, giochiamo a Ruzzle e così via.
Quando sono andata via di casa i miei genitori hanno benedetto il cielo, tornando finalmente in possesso di un bagno su cui mancava solo il cartello fisso "OCCUPATO".
Vi ricordate poi quando Betty mi ha definita "REGINA della NOTTE" e gran viveur? La mia competenza in materia non è relegata alle mura domestiche, la mia frequentazione dei locali non poteva dirsi completa se non accompagnata da una visita alla toilette, vuoi per un bisogno, un ritocco del trucco o per sfuggire da qualcuno troppo invadente (la "segnaletica" in gonnella sulla porta è un buon deterrente!). Sono arrivata ai livelli che le mie amiche non chiedevano più indicazioni al personale e preferivano venire da me con la certezza che avrei saputo indicare loro la strada con precisione.
E la mia compagna di viaggio non è da meno.
Allora come potevo tenere nascosta questa "dote"? Con quale egoismo potevo privarvi dall'arricchire la vostra conoscenza in merito?
Questo è dunque quello che faremo: osserveremo, valuteremo, discuteremo, consiglieremo, recensiremo e proveremo qualsiasi cosa che abbia come punto di partenza il bagno!
Questo magari, se si spargerà la voce, sarà un incentivo per i locali che visiteremo ad avere l'accortezza di farcelo trovare pulito!
Per fare questo c'è bisogno anche del vostro aiuto. Contattateci, mandateci foto, date suggerimenti, avanzate proposte che possano stuzzicare il nostro interesse, come noi speriamo di aver stuzzicato la vostra curiosità.
Ma cosa sarà mai?
Adesso lascio la parola a Betty, che vi spiegherà ancora meglio cosa abbiamo intenzione di fare.
Per me è arrivato il momento di congedarmi, scusate ma come potete intuire ho delle faccende da sbrigare... Dove devo andare? Che domande!
In bagno e dove sennò!



* Cit. di Andy Warhol

giovedì 3 aprile 2014

Nel mio bagno c'è un cassetto miracoloso


E' proprio in un cassetto del mio bagno, ritratto nella foto, che conservo gelosamente dei piccoli "tesori" che mi sollevano nei momenti bui, dolorosi, caldi, febbricitanti e...infiammati. 
Sto parlando delle mie fidate medicine. 
Io sono ipocondriaca. Anzi, quando mi presento lo aggiungo sempre dopo il nome: Betty Senatore Ipocondriaca, come se fosse un secondo cognome. Darebbe un tocco di nobiltà, in effetti. Ma perché, cosa c'è di male a essere ipocondriaca? 
No, dico, è una domanda che mi faccio spesso. Soprattutto dopo che un famoso attore francese Dany Boon, già conosciuto per il film Giù al nord, ha deciso di fare coming out e di raccontare nel film Supercondriaco il suo rapporto quanto mai stretto con medici e farmaci. Ho detto stretto, non paranoico. 
L'ipocondria è una parola che deriva dal greco e vuol dire "sotto" e "cartilagine". Nell'antichità si credeva, infatti, che proprio sotto la cavità addominale risiedessero i mali. Si è poi successivamente capito che in realtà si trovano spesso nel nostro cervello ed è proprio là che vanno curati.
Da quando sono bambina sono sempre stata definita una ipocondriaca ansiosa, ma ci tengo a specificare che, a parte un po' di ragionevole ansia, non ho mai invocato medici inutilmente né affollato un pronto soccorso per uno strano prurito alle mani o una fastidiosa tachicardia.
Io difendo gli ipocondriaci: innanzitutto perché sanno di esserlo e presentandosi così al medico possono già essere curati nel modo giusto (nella testa e non nella pancia, insomma). Poi perché si informano. Come una shopping addicted deve sapere tutte le novità su abbigliamento e scarpe, io entro in farmacia e domando "Quali medicine nuove sono uscite?". Perché devo essere informata. E perché la conoscenza è già un primo passo verso la guarigione. O la paranoia, dipende dai punti di vista.
L'ipocondriaco teme due momenti:
- i festivi in cui sono chiusi gli ambulatori e si deve ricorrere alla guardie mediche;
-il mese di agosto in cui tutti i medici sono in ferie e ci sono molti inesperti al comando dei pronto soccorso. 
Perché, come avete intuito, il vero pericolo del malato immaginario sono le guardie mediche. No, dico, conoscerete sicuramente qualcuno che conosce qualcun altro che a causa di un dottore inesperto è finito al creatore senza passare dall'ospedale. Sennò basta leggere i giornali. Sono pieni di notizie come questa e noi ipocondriaci non vorremmo certo arricchire la casistica.
L'ipocondriaco ha l'annuario dei farmaci sul comodino, conosce a menadito tutti gli esperti del programma Medicina 33 e spera sempre di sfidare a un duello di conoscenze farmacologiche Carlo Verdone che, da bravo malato immaginario, è un po' il mito di tutti noi.
Sia chiaro, siamo le classiche vittime del grido "Al lupo, al lupo!". Quando succederà che staremo male veramente nessuno ci crederà. A me è successo con una broncopolmonite. Mi dissero di smetterla di farla lunga perché era "solo" un'influenza. Sono stata chiusa in casa un mese e mezzo. 
Spesso mi dicono che dovrei sposare un medico. Follia. Se dovesse farmi la diagnosi sbagliata sarei capace di distruggerlo, quasi più che per un tradimento. E poi sono già la più cara amica del farmacista sotto casa. I suoi ultimi viaggi alle Mauritius e la casa in Sardegna glieli ho pagati io. 
Però una cosa è certa. Io sono quella che quando parte ha una valigetta (ok, valigia!) piena di farmaci. Non si sa mai possa venire una diarrea del viaggiatore in Alaska o un raffreddore sul Mar Rosso. E indovinate chi si rivolge a me durante i viaggi? Annalisa, la cofondatrice di questo blog, e tutti voi che vi proclamate "sani", ma siete solamente degli incoscienti a muovervi senza il blister di paracetamolo nel beauty case. Che poi, lo sapete che i principi attivi dei farmaci hanno un nome diverso fuori dall'Italia? Meditate gente. Meditate. 

mercoledì 2 aprile 2014

A buon consiglio non si trova prezzo

Quando uno crede di aver visto e sentito di tutto nella vita, arriva l’inaspettato per ricordarti che qualcosa può ancora succedere…
Antefatto: mia sorella, in seguito al mio trasferimento a Verona, decide di regalarmi in occasione del compleanno un coupon per ben cinque mise en forme presso un Hair Stylist – Look Maker.
Ora concentratevi e non perdetevi. Anzitutto non definitelo banalmente parrucchiere, io l’ho fatto e si è offeso, un look maker, lo dice la stessa traduzione dall’inglese, ha il compito di studiare l’immagine per te adatta, cercando soluzioni per valorizzare i punti di forza e minimizzare i difetti.
A me ovvio non poteva capitarne uno normale. Riporto quanto scritto sulla presentazione del foglio di prenotazione: “… ha frequentato le più conosciute pedane e le più grandi scuole nazionali ed  internazionali (francesi, inglesi, americane) per raggiungere così i più alti vertici di haute coiffeure. Può definirsi il primo new age hair stylist eventista di immagine (...) La sua image room è a tutti gli effetti il primo centro di terapia piramidale new age capillare del Triveneto”.
Decido di andare sul sito internet per capire meglio, terapia piramidale capillare? Neanche a dirlo che digitando su Google queste informazioni non è uscito nulla, se non il nome del suddetto che postava all’interno di una community le indicazioni per trovarlo ed un commento di un altro utente che, devo confessare mi ha fatto morire dal ridere, replicava: “ La risposta è dentro di te. E però è sbagliata”! ( Forse le nuove generazioni non conoscono il culto di Quelo e del profeta - Corrado Guzzanti- che lo rese famoso nel programma Pippo Chennedy Show nel lontano 1997).
Non perdiamo il filo. Una volta trovato il sito la mia speranza di chiarirmi le idee è svanita in un attimo, mi si è aperto ancora di più un vuoto nella mente.
“Le energie che noi troviamo all'interno di una piramide, sono scientificamente riconosciute anche se inspiegabili. Personalmente, dopo anni di studio, di prove, di esperimenti, posso dire di avere trovato delle applicazioni di piramidologia che assieme alla mia arte, non soltanto rendono il capello diverso, ma con particolari proprietà che lo rendono unico”. Non voglio mettere in discussione il lavoro degli studiosi nei secoli che hanno cercato di elevare a scienza le facoltà energetiche e relativi benefici della forma geometrica “piramide”, piuttosto mi scervello a tentare di spiegarmi come tutto questo possa essere applicato al capello!
Non rimane che chiamare e prendere un appuntamento. Me lo da per il giorno stesso, e già questa me la dice lunga su quanti proseliti può avere questa teoria. La location è suggestiva, uno dei vicoli di questa bella città, dietro la celebre Arena.
Al momento di suonare il campanello per annunciare la mia presenza, ho ancora un barlume di fede di aver trovato il mio punto di riferimento per la mia chioma. Appena mi viene incontro e passo quella porta ho avuto la ulteriore conferma che una delle mie doti migliori è l’ottimismo.
Un tuffo negli anni 80, anche il televisore con le videocassette erano testimonianza che in quel posto il tempo si era fermato. Sono rimasta incantata a guardare il video di una mano esperta che tagliava i capelli di una giovane ragazza che oggi dovrebbe avere occhio e croce circa cinquant’anni!
E l’ho vista, lì in angolo: la piramide! Se non avete mai fatto uno shampoo sotto una piramide credetemi è una esperienza mistica, l’accortezza è di rimanere con i piedi ben ancorati a terra senza incrociarli, altrimenti il guru potrebbe alterarsi. Se aggiungi poi due getti di acqua gelida che servono a riattivare la circolazione potresti arrivare ad avere le visioni.
Poi siamo passati alla parte studio dell’immagine.
Ne sono uscita devastata: sono una disiquilibrata yang (avete presente lo yin e lo yang della filosofia cinese?), che ho il cuio capelluto che è una vera schifezza e che andrebbe purificato bevendo un litro di acqua e limone al giorno, e, per finire, che il mio “best side” è la mia parte destra, perché a sinistra ho le borse sotto gli occhi e sono gonfia e quasi calva.
Io non so cosa mi abbia dato la calma, magari ha anche ragione, ma un approccio più morbido lo avrei gradito.
Trovavo addirittura divertente il fatto che si vantava come massimo esperto di qualsiasi materia, dalla chimica alla giurisprudenza, e io che, invece, avevo messo su un velo di umiltà facendogli pensare di capire poco di quello di cui parlava.
L’inglese che snoccialava ogni tanto con un “Do you understand?” o un “Purification, darling!” mi avevano portato in una situazione sempre più surreale, del resto lui teneva a precisare che si pubblicizzava come INTERNATIONAL perché aveva girato il mondo “non è un caso eh?”.
Ho ancora 4 sedute, sono uscita con una immagine totalmente rivisitata. Mi ha spostato la frangia a sinistra per esaltare il mio best side!