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martedì 4 novembre 2014

WC-WATCHING: A Venezia un novembre rosso - Guggenheim...*

" Si è sempre dato per scontato che Venezia è la città ideale per una luna di miele, ma è un grave errore. Vivere a Venezia, o semplicemente visitarla, significa innamorarsene e nel cuore non resta più posto per altro." Così Peggy Guggenheim tolse ogni dubbio sulla sua decisione di stabilirsi in Laguna. Scelse come fissa dimora Palazzo Venier dei Leoni, su Canal Grande, già appartenuto, seppur per poco, ad un'altra donna che, come lei, faceva parlare di sé, ammaliante e stravagante, musa di dadaisti, surrealisti, fauvisti e futuristi; colei che aveva ammaliato il vate D'Annunzio che la definì la "Divina Marchesa": Luisa Casati. Quel palazzo a Cà Leoni, seppur incompiuto e con un architettura meno ambiziosa di quella originariamente progettata da Lorenzo Boschetti, fu teatro di feste spettacolari, luogo di incontri tra artisti, intellettuali, politici. Forse era nel suo destino trasformarsi in un Museo, e non uno qualunque, uno spazio moderno e avanguardista in una città classica come Venezia, che però non bigotta apprezzò l'iniziativa dell'ereditiera soprannominata affettuosamente "l'ultima Dogaressa". 
Pittura in azione...
Rimasta orfana di padre, che si trovava per sventura a bordo del Titanic, Peggy Guggenheim si avvicinò all'arte quasi per noia, eppure fin da subito dimostrò un fiuto eccezionale, rivelandosi un' ottima mecenate e una delle più grandi collezioniste del suo tempo. Senza Peggy non ci sarebbe stato l'espressionismo americano e Pollock chissà avrebbe continuato a vivere nell'anonimato, nelle gabbie di una vita ordinaria che con ogni probabilità lo avrebbe comunque distrutto. A Pollock dava 150 dollari al mese per un anno per sostenere la sua produzione pittorica, gli anticipò la somma necessaria per comprare a Long Island la casa-laboratorio dove partorì gran parte delle sue opere. Lo notò quando era un umile falegname al Solomon R. Guggenheim (suo zio) di New York e lo trasformò nella sua stella, affidandogli una personale al Museo Correr nel 1950.
Comprava l'arte non per fare un mero investimento, piuttosto perché vedeva qualcosa in quelle opere, era il suo suo cuore a decidere e una sorta di terzo occhio che le faceva cogliere il potenziale di quelle tele che ad altri potevano sembrare solo imbrattate!
Vasilij Kandinskij, Piet Mondrian, Salvador Dalì, Georges Braque, Francis Bacon, Pablo Picasso, Marcel Duchamp... Anche il padre di Robert De Niro, pittore che riuscì a raggiungere buone quotazioni. Questi gli artisti che frequentò, trasformandosi per alcuni in una moderna Medici.
Dove li trovo?
Peggy poteva permettersi di indossare orecchini dipinti da Yves Tanguy, che lui le regalò in occasione della mostra organizzata alla Galleria londinese. La sua era una eleganza non convenzionale, con il suo estro e la sua ironia stupiva. Non era bella, aveva un naso ingombrante che tentò di correggere con una plastica con il risultato che si gonfiava con l'arrivo del cattivo tempo, eppure ebbe il coraggio di appoggiarci su un paio di occhiali a farfalla creati per lei da Melcarth, che la Safilo di recente ha riprodotto in acetato blu con lenti specchiate, mantenendo la linea di quelli del 1949. 
Non negò mai di aver avuto numerosi amanti, uomini e donne, per soddisfare appetiti sessuali che sembra fossero senza limiti. Alla domanda "quanti mariti ha avuto?" Rispondeva ironicamente "Miei o di un'altra?". Si era sposata tre volte, una con il pittore surrealista Max Ernst che sosteneva di amare perché "bello e famoso". Ebbe un'intensa relazione con Samuel Beckett con cui passò giorni e notti intere nel letto, interrotti solo dalla richiesta di lui di uscire a trovare dello champagne.
Il suo vero grande amore però furono i cagnolini con cui si faceva spesso ritrarre, compagni affidabili nelle sere in cui finite le feste e congedati gli illustri ospiti l'ereditiera piombava di nuovo nella solitudine. 
Quante storie incredibili potrebbero davvero raccontare le mura di Palazzo Venier! A partire dal 1951 Peggy decise di aprire il palazzo al pubblico, due volte la settimana. Lei fece sapere di non essere compresa nello spettacolo, per allontanare i curiosi mise tende di velluto rosso nella camera da letto, dove tuttora fa bella mostra la testiera commissionata ad Alexander Calder. 
Cosa c'è lì dietro?
Eppure la Guggenheim era parte della sua galleria, come un'opera vivente, si lasciava immortalare in varie pose, scatti entrati poi nella storia, scene di normale vita domestica con un Picasso che fa capolino dalla parete. Chi in fondo non ha una foto simile! 
Cubismo,surrealismo,espressionismo. Una collezione unica nel suo genere per quei tempi, in grado di catturare i visitatori proiettandoli in una modernità difficile da comprendere del tutto. Qualche turista si chiedeva cosa fosse quel telefono a gettoni in mezzo a tutte quelle opere; pare che la padrona di casa lo usasse e con molta parsimonia. Le stravaganze dei ricchi!
Bagno d'autore

Durante la mia visita ho immaginato come potesse essere il suo bagno; l'ho pensato in marmo, dalla grande vasca e le rifiniture in oro; sanitari alternati a statue bronzee e pittori, adesso celebri, a riempire gli spazi non occupati dai rivestimenti. Al suo posto toilette totalmente fuori contesto da quello che doveva essere il tenore dell'abitazione.
Nel 1962 Peggy Guggenheim diventò cittadina onoraria di Venezia, grande dimostrazione di stima e riconoscimento degli abitanti. Lei ormai era una di loro. 
Il 4 novembre 1966 l'ondata di acqua alta a Venezia allagò il seminterrato del palazzo, fortuna volle che le opere fossero già impacchettate per essere spedite a Stoccolma per una esposizione.
Fino all'ultimo non rinunciò alla sua vita bohémien. Pochi mesi prima di morire accolse Gore Vidal con Paul Newman e l'inseparabile moglie Joan Woodward. Peggy rise quando l'attore si prestò a dare un bacio a una delle sue domestiche, "in cambio resterà con me un altro anno" - commentò sardonica.
Se ne andò il 23 dicembre 1979, sepolta nel giardino del suo rifugio veneziano, vicino ai suoi cani, in mezzo a quelle sculture di cui prima di altri ne aveva colto la diversa bellezza.


VOTAZIONE

PEGGY GUGGENHEIM COLLECTION:









INFORMAZIONI:

www.guggenheim-venice.it Per conoscere opere e artisti in mostra. prezzi biglietto, orari di apertura e altro. In estate ogni lunedì viene organizzato l'aperitivo happyspritz, in collaborazione con Aperol e Radio Italia, con buffet e djset live.

* Consiglio la visione del film " A Venezia un dicembre rosso shocking" - 1973 - Diretto da Nicolas Roeg, con il mitico Donald Sutherland e Julie Christie. A questo mi sono ispirata per trovare un titolo adatto a questo post!

venerdì 17 ottobre 2014

Mr Toilet

Noi che abbiamo avuto l'idea di aprire un blog sulle toilette non siamo molto normali, ma c'è chi è messo peggio. Si chiama, o per meglio dire si chiamava visto che è scomparso nel 2009, Sim-Jae Duck, ma è conosciuto in tutto il mondo come Mr Toilet. Ex sindaco di Suwon City, a 40 km da Seul, e presidente della World Toilet Association, si era da sempre impegnato nella diffusione dei servizi igienici in tutto il mondo.
Mr Toilette ritratto durante una Fiera 
Si era talmente identificato nella sua battaglia da aver demolito la casa dove aveva vissuto per 30 anni per costruirne una di 400mq a forma di wc.



L'abitazione, dopo la sua morte, è stata donata dalla famiglia alla città che l'ha resa il punto centrale del primo e unico Museo dedicato al wc e alla sua storia, un parco a tema aperto a tutti. Il museo si estende su due piani che dedicano ampio spazio ai progetti del vecchio proprietario e alla raccolta di cartelli di toilette provenienti da tutto il mondo.
Ci sono molte statue con cui i visitatori amano fare fotografie dall'aspetto....inequivocabile!










La parte più importante del museo è ovviamente il bagno, che Mr Toilet ha curato nei minimi particolari (e di questo non potevamo certo dubitare). E' una vera e propria sala messa al centro della casa tutta circondata da specchi...i più timidi dovranno però sapere che il suo ideatore ha pensato proprio a tutto perché al momento del "bisogno" gli specchi si oscurano rendendo lo spazio più intimo.
I vetri oscurati del bagno 

Il bagno di Mr Toilet prima dell'uso


L'idea di un Museo dei wc può in un primo momento farci sorridere, ma in realtà è una riflessione su quanto la diffusione dei servizi igienici, sinonimo di benessere e salute, sia importante. In tempi come quelli in cui viviamo, in cui siamo angosciati per la diffusione di malattie mortali, solo l'igiene potrebbe in molti casi salvarci la vita.




giovedì 9 ottobre 2014

E adesso siediti... Telefilm e tazza da bagno, un connubio perfetto!

Non poteva non piacermi. Del resto è una garanzia: la firma di Jenji Kohan. Già autrice della serie Weeds, è la principale responsabile delle tante notti passate insonni per non perdermi una puntata. Inizialmente comprata dalla Rai e trasmessa solo a tarda sera, per proseguire a guardare la serie, dopo la brusca interruzione, sono stata costretta a ricorrere allo streaming; fino alla fine, fino all'ultimo atto su cui ho rovesciato lacrime soffrendo già di sindrome dell'abbandono.
La mia nostalgia adesso si sta attenuando con il nuovo "capolavoro" partorito da quella mente borderline e politicamente scorretta della Kohan: Orange is the new black. Certo Piper Chapman non è Nancy Botwin, troppo acerba e sprovveduta per somigliarle, ma la sua storia e quella delle ragazze rinchiuse nello stesso carcere federale ti cattura subito, a volte al limite dell'immaginabile. Ho scoperto che l'espressione is the new black indica nello slang americano una nuova tendenza, qualcosa che è destinato a diventare popolare. Magari una divisa da carcerata non è proprio trendy e non è una di quelle mode da seguire, ma sono pronta a scommettere che avrà un gran successo.
Mi sento osservata...
Già dalla locandina pubblicitaria si intuisce che il bagno ha un ruolo quasi di co-protagonista. Provate a immaginare cosa si prova quando si è costretti a convivenze forzate, a vivere in spazi ristretti, a dover rendere conto di ogni movimento; il bagno può diventare l'unico posto dove trovare un po' di privacy... se ci fosse la porta! La nostra protagonista si dovrà abituare a espletare i suoi bisogni davanti a perfette sconosciute perché l'unico gabinetto dotato di uscio è perennemente occupato da un'altra detenuta, non del tutto sana di mente. A metà della prima stagione finalmente Piper riuscirà  a entrare e a godersi qualche attimo di intimità; gioia di breve durata dato che la non del tutto sana di mente abbatterà con un calcio anche quella porta. Nel corso delle due stagioni finora girate (la terza arriverà in America nel 2015), troveremo spesso le brave attrici nella location a me tanto cara: ci sarà chi per la sua fissazione con la pulizia passa la notte a tentare di pulire i pavimenti, impresa paragonabile al tentativo di aspirare la sabbia dal deserto; o chi lo userà per nascondere il "bottino", riuscito a introdurre non legalmente dall'esterno; o, ancora, chi sceglierà i vani della doccia per far capire che in carcere c'è sempre qualcuno che prevale sugli altri e che tiene a far riconoscere e rispettare la sua egemonia.
Orange is the new black non è l'unico telefilm a scegliere il gabinetto come sfondo di alcune scene. 
Avete presente la sigla di Shamless? Girato nel bagno di casa della disastrata famiglia Gallagher fa ben intuire con quali genere di personaggi si avrà a che fare. Dal patriarca Frank (un William H. Macy strepitoso), alcolizzato, meschino, subdolo, un fannullone che si mantiene rimediando illegalmente pensioni di invalidità, alla più responsabile Fiona, caposaldo della famiglia, a cui spetta di darle sostegno economico ed emotivo, Shamless a volte ti fa quasi rabbia con questa descrizione di una società americana piena di vizi e scarsa di virtù, in cui è sempre più facile riscontrare un degrado morale ai limiti del ridicolo (in Italia, concedetemelo, questa fase la viviamo da tempo!). 
Che dire, invece del bagno di Carrie Bradshaw? Così tanto amata da noi donne, la sua toilette non poteva che affacciarsi sul quel  suo guardaroba da invidia,
Occupato!
Lo voglio!
con le Manolo Blahnik pronte ad accompagnare le sempre indovinate mise newyorkesi della nostra beniamina. E il folle amore con Mr. Big, archetipo maschile che in poche si saranno fatte mancare tra le proprie conquiste. Meno male che in questo caso c'è l'happy end! 

Nell'elenco potrei mettere Castle, lo scrittore di gialli, interpretato dall'affascinante Nathan Fillion, chiamato in aiuto del detective Kate Beckett per risolvere insieme i casi più strampalati. La ABC, storico network made in U.S.A., ha scelto come immagine per la promozione di fotografare la co-protagonista mentre si dedica, comodamente seduta, alla lettura di materiale sul suo nuovo compagno di avventure. Confesso di essere una fautrice della lettura sulla tazza del water, la mia concentrazione lì si eleva!
Nei polizieschi e thriller le scene in bagno sono fin troppo abusate. Tra tutti mi viene subito alla mente Dexter che trova nella vasca il corpo esanime della moglie Rita, uccisa con il modus operandi di Trinity, forse il peggiore tra gli assassini che il killer dei serial killer si è trovato a dover eliminare.
A volte la tavoletta del wc può trasformarsi in un'arma, lo sa bene la George di Dead like me, vittima del detrito che si è staccato dalla stazione spaziale MIR per schiantarsi su di lei.
Se in passato la tendenza era quella di non mandare in bagno i protagonisti di film e serie TV, se non per banali rituali di bellezza, attualmente, messo da parte il "comune senso del pudore" o finita l'era in cui si pensava al bagno come momento di pausa, gli sceneggiatori sembrano aver riscoperto questo luogo, per troppo tempo bistrattato. 
Pioniera fu Lucille Ball, con la sua gag in un episodio di I love Lucy, ripresa nel tentativo di installare, con una sua amica, la doccia, finendone imprigionate e quasi sul punto di annegare. Negli anni '50 era impensabile vedere due donne in una situazione del genere. Ovviamente la cosa non piacque a chi riteneva che certe immagini non erano consone alle regole della costumatezza.
Ops
Hitchcock a riguardo ha fatto scuola e ci ha insegnato che non bisogna mai rilassarsi troppo mentre ci si concede una doccia! Altra sostenitrice di questa tesi è la bella Lea Michele che in Glee si fa sorprendere con una fantastica cuffia vintage a proteggere i suoi lucenti capelli! 
Alleggeriamo ancora di più i toni, per strappare un sorriso, chi ricorda le performance di "biscottino" - John Cage in Ally McBeal? Il co-fondatore dello studio " Cage&Fish" che si distingue per le sue stranezze (come il fischio dal naso) trova spesso rifugio nella toilette unisex dove fa esercizi ginnici usando le aste metalliche e si esibisce ballando sulle musiche di Barry White, che gli dà la carica ogni qual volta si presenta un problema da risolvere. Nella sua danza esilarante coinvolgerà pian piano gli altri avvocati, con coreografie davvero divertenti.
La lista è davvero lunga e al momento mi fermo qui, con la promessa di attingere alla memoria e alla mia esperienza da spettatrice convulsiva di telefilm per tornare sull'argomento.
Le frontiere dei gabinetti si stanno sempre più espandendo, ne è testimone Hugh Laurie - Dottor House che ha dichiarato di aver ottenuto la parte nel serial grazie a un provino sostenuto nel bagno di una camera d'albergo! 


Questa non potete perdervela! Vi auguro un buon fine settimana...




lunedì 22 settembre 2014

Selfietoilette in giro per il mondo! Aeroporti e non solo!

Durante l'estate abbiamo raccolto molte selfietoilette che ci avete inviato a 80indue@gmail.com
Questa è la gallery che abbiamo preparato per voi. Grazie per il vostro entusiasmo!


Le prime due foto sono state scattate da Alessio al Terminal Sud dell'aeroporto di Gatwick. Da notare il marmo alle pareti...






In questo ristorante di Brasilia i proprietari si sono divertiti a inserire delle piante all'interno dei lavandini. Ma saranno poi funzionanti? Grazie a Giovanni per avercele inviate.






Un particolare dello specchio che ci porta negli anni '40 con il ristorante bistrot La Zanazara, nel quartiere Prati di Roma, in via Crescenzio 84. Anche i pavimenti sono originali e riportati alla bellezza di un tempo.




Un altro tipo di toilette è quella di Temakinho, ristorante giappo-brasiliano nel cuore del Rione Monti a Roma. Nei primi del '900 alcune famiglie giapponesi lasciarono la loro casa per cercare fortuna in Brasile. Dopo la prima guerra mondiale la loro comunità aumentò sempre di più e adesso è una delle più numerose di tutto il mondo. E' proprio perché sono presenti da tanto tempo in Brasile che i giapponesi hanno sposato la loro cucina tradizionale con i sapori della terra che li ha ospitati. 
Un consiglio: la lista di attesa è lunga perciò prenotate per tempo il vostro tavolo. 
La foto è di Michele.




L'ultimo è un cartello fotografato da Cristiano in una piscina a Los Angeles.






Per informazioni:

Ristorante bistrot La Zanazara


Ristorante Temakinho




martedì 9 settembre 2014

WC-WATCHING: Favignana..." una farfalla sul mare"*

Non amo particolarmente svegliarmi presto al mattino. Per intenderci non sono una di quelle persone che adora vedere l'alba, spettacolo cui per lo più ho assistito quando stavo andando a dormire, o a cui piace sfruttare le prime ore per mettersi in moto e sistemare e organizzare tutto ciò che più tardi sembra non trovare il tempo. Per intenderci mi sveglio alle dieci, quando ovviamente è possibile, e connetto intorno a mezzogiorno. Ho cercato più di una volta di far coincidere il mio risveglio fisico con quello mentale, accelerando il processo magari con un caffè al ginseng, ma, una volta capito che dovevo rassegnarmi, ho accettato di buon grado che la mia testa a raggiungere il mio corpo ci mettesse un po'.
Questa premessa è necessaria per farvi intendere che questo status durante le vacanze si eleva e capita che rimanga a stiracchiandomi nel letto mentre fuori la vita è iniziata già da un pezzo. 
Poi ci sono le eccezioni che, nel periodo vacanziero, si chiamano escursioni. Il desiderio di non rimanere nello stesso posto e di andare alla scoperta di altro, ti porta a dover attuare il rito infernale di puntare la sveglia, buttarti sotto una doccia fredda per convincerti ad attivarti e raccogliere le tue cose nel rispetto di una tabella di marcia, non decisa da te ovvio, ma che deve essere rispettata. 
L'aliscafo alle 9.20 molla gli ormeggi, chi c'è c'è. Io, non con poca fatica, c'ero. A far ricongiungere, quasi brutalmente, il mio fisico e la mia mente è il mal di mare di cui spesso soffro (non mi faccio mancare nulla), basta qualche onda e subito scatta la nausea e nel peggiore dei casi addio alla colazione! Individuato ovviamente il bagno dell'aliscafo mi sento più tranquilla, con pochi passi e senza far alzare altri passeggeri la strada per arrivare risulta piuttosto semplice da percorrere. Per fortuna non ce n'è stato bisogno. 
Appena sbarcata sono rimasta attratta dai banchi allestiti dai venditori locali, che con le urla cercavano di attirare l'attenzione sui loro prodotti, prevalentemente pesce fresco e capperi. Adoro queste cose, quando vivevo a Roma, mi piaceva andare nei mercati rionali, quello di Testaccio in primis, per farmi venire il mal di testa tra i vari richiami di pizzicagnoli e pescivendoli, con quel profumo che ti accompagnava a ogni passo. Giuro che non sto facendo ironia, prendetela come una strana e innocua perversione.
Quello che però mi lascia perplessa è constatare che Favignana non è proprio come me l'aspettavo, lo noto subito e nel corso della giornata ne trovo conferma. Mi spiego. Ho sempre creduto che l'Isola fosse famosa per le sue tonnare, e così è, però l'immagine che mi è arrivata non è quella di un posto dove i pescatori sono i padroni e i turisti si sentono gli invasori, piuttosto il contrario: il turismo ha preso ampiamente il potere. Benché la parola "tonno" ti esaspera la vista, con la "CASA del TONNO", la " SALUMERIA del TONNO", bar che propongono aperitivi a base di tonno, e c'è persino chi propone la "macedonia di tonno", viene da chiedersi dove siano finite le persone che questo benedetto tonno lo pescano! Al porto di loro non c'è traccia, in compenso la banchina è affollata da vacanzieri all'ultima moda pronti a prendere possesso del territorio. Tempo fa ricordo di aver visto un documentario su i Rais di Favignana, coloro che con grande dedizione coordinavano le fasi della pesca,  persone ritenute importanti e che spesso si succedevano di generazione in generazione. Concordo che la mattanza sia uno spettacolo cruento, ma quei volti di chi getta le reti in attesa della cattura, devono aver caratterizzato e fatto la storia di questo posto; volti bruciati dal sole che vorresti incrociare e magari scambiare due chiacchiere alla ricerca di aneddoti e vecchie storie. Questo non è possibile, non più. 
L'ex Stabilimento Florio attualmente è adibito a museo e ad altri spazi destinati a eventi. Una riqualificazione meritevole che però oscura il glorioso passato della Tonnara e dei suoi personaggi spariti chissà dove.
Decido di porre fine a queste riflessioni, altrimenti al solito sono destinate ad ampliarsi fino a non uscirne viva, torno a essere una turista con cappello di paglia in testa, desiderosa di girare l'isola e tuffarsi nelle sue acque cristalline. 
Copri-water cercasi
Qui si usa noleggiare le biciclette e l'idea mi piace. La signora  addetta a far quadrare i conti è molto simpatica, sa fare il suo mestiere e in poco tempo tutti pronti in sella per la partenza.
Ma che bontà...
Prima tappa obbligata, altrimenti non sarei io, al bagno. Entro in una gelateria su una delle due piazzette principali, la prima che si incrocia dal porto, e gentilmente chiedo di andare. Mi viene concesso l'accesso con l'acquisto di una bottiglietta d'acqua. Mi ripropongo di tornare alla fine della gita, non tanto perché ho trovato la toilette pulita, quanto per la lista delle granite.
La scarpinata in bicicletta, faticosa per chi è fuori allenamento, si conclude con la prima tappa alla Grotta del Bue Marino. Una cava di tufo, un terrazzamento sul un mare che lascia senza fiato. Muniti di una pila elettrica ci si può addentrare all'interno della grotta, facendo attenzione a dove si mettono i piedi perché qualcuno l'ha ritenuta adatta  per appartarsi a espletare i propri bisogni fisiologici. 
Requisito per godere dell'acqua è saper nuotare bene o aver le "mani da arrampicata", per attaccarsi agli scogli nel caso non sia stato conseguito almeno un terzo brevetto.
Riprese le biciclette  la  direzione questa volta è Cala Rossa. Affollatissima,  bisogna tornare indietro e cambiare programma. Tra Cala Rossa e Cala Azzurra c'è un piccolo molo, che in molti ignorano, dove potersi tuffare e godere degli stessi colori delle altre spiagge più famose. 
Cala Azzurra, invece, è adatta a tutti, con le sue due spiaggette di sabbia, su cui sfido a trovare un posto per l'ombrellone in pieno agosto.  
Non c'è stato tempo di scoprire altri scenari, l'aliscafo delle sei ci riporterà sulla terraferma. Tornando verso il centro abitato la pedalata si fa sostenuta,  animata dal desiderio di assaggiare la famosa granita che, nel frattempo, ho deciso dovrà essere al gusto di gelsi o fico d'india.
Nel tragitto passo davanti al Villaggio Valtur, della notorietà e splendore degli anni 90 rimane ben poco e questo fa riemergere quel velo di tristezza che aveva aperto la trasferta.
La granita con la brioche però me l'ha fatta passare in fretta!

VOTAZIONE:

BAR GELATERIA EUROPA: 3/5

NON ACCESSO AI DISABILI


INFORMAZIONI:

www.favignana.com Cosa vedere, cosa fare, dove mangiare e dove dormire sull'Isola

www.egadivacanze.it  Qualcosa in più da sapere e orari di apertura e prezzi per entrare all'Ex Stabilimento Florio, il programma di eventuali mostre si può trovare sul profilo FACEBOOK www.facebook.com/ex.favignana

www.valtur.it/sicilia/favignana.cfm Per chi pensa che gli anni 90  debbano essere riconosciuti patrimonio dell'Umanità!


* Definizione del pittore siciliano Salvatore Fiume vissuto fino al 1997